VITA, MORTE E REINCARNAZIONE

 

 

Le particelle elementari della vita

 

 

Così come i fisici sono costantemente alla ricerca delle particelle fondamentali della materia, i biologi dovrebbero andare alla ricerca delle particelle fondamentali della vita.  Nei capitoli precedenti abbiamo descritto la composizione del corpo umano dal punto di vista energetico e accennato alle scoperte di Reich dei bacilli T e di Rife dei bacilli X. Poiché queste microscopiche particelle viventi sembrano avere un ruolo determinante nella genesi delle malattie, corre l’obbligo parlarne più diffusamente.

 

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Negli anni ’30 del secolo scorso Wilhelm Reich scoprì il bione, l'unità funzionale elementare di tutta la materia vivente. Il bione è un'unità energetica elementare composta da una membrana e da un contenuto liquido in cui è racchiuso un quanto orgonotico.

A seguito dei suoi esperimenti sui bioni, ebbe a dire: “Un fatto ci sorprende: accanto alle vescichette grosse (circa un micron di diametro) vi sono corpuscoli rossi che a 300 ingrandimenti non avevamo visto. I più minuscoli tra loro sono al limite della portata del microscopio, essendo lunghi micron 0,2 (200 nanometri !). Essi si trovano raggruppati intorno alle vescicole più grosse, azzurre e rotonde e ai cristalli non tinti. Hanno forma allungata terminante a punta, simili a infinitesime lance. Questi corpuscoli gramnegativi sono - com’è stato dimostrato da una lunga sperimentazione - di un’importanza grandissima. Si tratta dei cosiddetti “bacilli T” che hanno una parte preponderante nella canceropatia.”

 

Sia i bioni che i Bacilli T erano e sono sconosciuti alla scienza ufficiale di allora e di oggi.

I bioni hanno la forma di vescichette pulsanti, luminescenti, di un forte colore scintillante azzurrino e presentano movimenti d'espansione e contrazione, di spostamento e moti interni del contenuto vescicolare.

I Bacilli T, dove T sta per Todes ossia della morte, lunghi circa 0,2 - 0,5 micron, sono il risultato dei processi degenerativi dei tessuti biologici.

Se prendiamo due campioni di sangue umano, il primo di un essere umano sano ed energetico e il secondo di un canceroso terminale, li distruggiamo sterilizzandoli a 120 gradi e poi li alimentiamo con del brodo, possiamo osservare al microscopio che il primo è composto quasi esclusivamente da bioni azzurri, scintillanti mentre il secondo è composto quasi esclusivamente da bacilli T.

 

 

 

Test dell’autoclave

A sinistra sangue canceroso a destra sangue sano

 

La cellula cancerosa sviluppata si differenzia infatti, all’atto della cottura, da quella tissutale normale in quanto non si disintegra in bioni azzurri bensì in bacilli T.

E’ possibile determinare la predisposizione al cancro valutando la resistenza biologica del sangue e dei tessuti alla putrefazione. Tale resistenza è a sua volta determinata dal contenuto di orgone nel sangue e nei tessuti, dalla potenza orgonica dell’organismo.

Dall’esame del sangue è possibile quindi diagnosticare precocemente i processi cancerosi.

I bioni sono in grado di uccidere e immobilizzare i bacilli T. Mettendo insieme bioni e bacilli T, si può vedere come quest'ultimi sembrano diventare "inquieti", girano a vortice su se stessi, poi restano fissi in loco con tremori e infine diventano immobili.

Secondo Reich il sangue combatte una lunga battaglia contro le cellule cancerose e i bacilli T tentando di distruggerli con un continuo apporto di bioni. È naturale che il sistema a bassa energia, che non si ricarichi più bene, alla fine soccomba. E’ appena il caso di ricordare che i globuli rossi del sangue, prodotti dal midollo osseo, sono minuscoli sistemi orgonotici in grado di portare l'orgone atmosferico dai polmoni ai tessuti del corpo.

Esaminando l’espettorato di soggetti cancerosi, a 3000 e a 4000 ingrandimenti invece che a 2000, Reich osservò una quantità di corpuscoli lanceolati piccolissimi che avevano la stessa forma e lo stesso modo di muoversi dei bacilli T coltivati nel tessuto che si degenera, nel sangue che si decompone e nelle particelle di albume in via di putrefazione. Erano gli stessi corpuscoli avvistati nei preparati bionici a base di carbone o di tessuti cancerosi in coltura. Poiché i bacilli T sono il risultato della degenerazione tissutale e della decomposizione putrescente, era inevitabile concludere che nel tessuto polmonare era in atto un processo di putrefazione. Rimaneva a questo punto solo da accertare se la decomposizione dei tessuti produceva i bacilli T o era causata da essi.

Dall’esame dei tessuti tumorali maligni si poteva osservare come, in una prima fase, la decomposizione in vescicole dava come risultato i due tipi fondamentali di bioni: gli azzurri e i lanceolati piccoli e neri chiamati bacilli T. Da queste vescichette bioniche di energia, attraverso molti stadi, si organizzavano le cancerocellule fino a diventare amebe unicellulari.

Concludendo, il primo passo nello sviluppo di un tumore maligno è sempre e dovunque la dissoluzione vescicolare del tessuto.

 

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Il Dott. Reich affermava che le cellule cancerose non sono la causa della malattia bensì un prodotto secondario che scaturisce da un tentativo di difesa dell'organismo contro i processi morbosi.


“I bacilli T, che sono i prodotti della decomposizione putrida della materia organica o vivente, stimolano altra materia organica o vivente alla formazioni di bioni azzurri […] Dai bioni azzurri si organizzano però strutture biologiche superiori, i protozoi, tra cui le cancerocellule. Adesso comprendiamo che la cellula cancerosa è in realtà un prodotto di molti bioni azzurri, scaturiti dalle cellule del sangue o del tessuto per la difesa contro l’autoinfezione T locale”.

 

Il danneggiamento di un tessuto, la comparsa dei corpuscoli T dalle cellule bioenergeticamente più deboli, la produzione di vescicole da parte dei tessuti sani come risposta difensiva all'invasione T e la riorganizzazione degli ammassi  vescicolari in cellule cancerose con tutti i suoi stadi evolutivi, per quanto importanti, non spiegano del tutto il processo canceroso.

Esiste in realtà un secondo aspetto anche più importante ed inverso al precedente che inizia con la morte delle cellule cancerose giunte al termine del loro ciclo vitale. Infatti, dalla loro morte si generano corpuscoli T che incrementano la putrefazione del sangue e dei tessuti, dando luogo ad una intossicazione generalizzata e totale dell'organismo. Per Reich non sono le cellule cancerose vive a provocare la morte dei pazienti bensì la putrida e massiccia decomposizione T secondaria che scaturisce dalla loro morte, quando giungono al termine del loro ciclo vitale. Quando il tumore, i tessuti ed il sangue sono nella fase della decomposizione putrida, si forma una quantità così grande di corpuscoli T da rendere inutile ogni terapia. Si può ben comprendere come tutte le terapie che cercano o che cercheranno di uccidere soltanto le cellule cancerose, non solo non risolveranno il problema ma porteranno ad una accelerazione del processo sopra descritto.

La difficoltà dell’orgonoterapia non sta nel distruggere il tumore, il tumore è facile da distruggere, bensì nell’espellere dal corpo i prodotti di decomposizione, da qui l’importanza della prevenzione e della lotta ai tumori nella loro fase iniziale.

 

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Morte e Reincarnazione

 

La maggior parte delle persone non pensano quasi mai alla morte e quando ci pensano hanno opinioni molto diverse tra loro. C’è chi pensa che sia la fine di tutto, chi crede nell'esistenza del paradiso e dell'inferno e chi ritiene che questa sia solo una delle  innumerevoli vite.

La teoria della reincarnazione suggerisce che l'anima ritorna più volte sulla Terra in un corpo fisico attraverso il ciclo normale di nascita e morte per portare avanti il suo sviluppo personale. Più di un terzo della popolazione del pianeta, di tradizione prevalentemente induista, buddista e taoista, crede fermamente che la vita non inizia con la nascita e non termina con la morte.

Sin dai tempi più antichi l’uomo si è sempre chiesto, con un senso di impotenza, cosa ci sia dopo la morte e tutte le religioni hanno fornito una risposta. Vediamo brevemente un sommario rappresentativo dei vari credi religiosi e filosofici sulla morte e sulla reincarnazione.

 

 

Mahabharata (poema epico della mitologia induista)

 

Giorno dopo giorno, ora dopo ora, gli uomini muoiono e i loro cadaveri vengono portati via. I vivi osservano, eppure non pensano che un giorno o l’altro anch’essi moriranno. Credono invece che vivranno per sempre. E’ questa la cosa più stupefacente del mondo.

 

 

Bhagavad-gita

 

Per l'anima non c'è né nascita né morte. Esiste e non cessa mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterna, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore.

 

 

Papiro egizio di Anana (1320 a.C., capo degli scribi e consigliere di Seti II)

 

Gli uomini non vivono una volta sola e non se ne vanno per sempre. Vivono molte vite in molti luoghi, anche se non sempre in questo mondo. Tra ognuna di queste vite c'è un velo di tenebra.

L'uomo si incarna molte volte, ma non sa nulla delle sue vite passate salvo quando, ogni tanto, un sogno ad occhi aperti o un pensiero lo riportano a un'incarnazione precedente. L'uomo non è comunque in grado di stabilire nella propria mente quando o dove tale situazione si sia verificata, sa solo che gli è familiare. Alla fine, però, gli verranno svelati i suoi passati.

Gli spiriti, o anime, di una vita potrebbero ritrovarsi in un'altra vita ed essere attratti vicendevolmente come da un magnete, senza che nessuno ne conosca la causa.

 

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Chiudiamo questo capitolo con un pensiero di Ghislaine Gualdi per quando saremo in punto di morte.

 

“Quando sentite che il momento è arrivato, in qualsiasi circostanza e luogo vi troviate, concentratevi, anche solo per tre secondi, e dite: “io sono quello, io sono lo spirito, io sono l’anima”. Al momento della dipartita vi sembrerà non di morire ma semplicemente di abbandonare l’involucro che è il corpo ed entrare in uno stato di coscienza superiore”.

 

 

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